
“La finanza è una pistola; la politica è sapere quando devi premere il grilletto” spiega Licio Lucchesi – Giulio Andreotti ne Il padrino – parte 3. Non c’è dubbio che i politici italiani si siano mostrati negli ultimi anni più interessati ai fantomatici fucili del Nord che non alle fumanti pistole della finanza. Prima hanno tergiversato, con i loro “segnali di crescita”, il peggio è passato, consumare prego. Poi, credendo di impressionare i mercati col solo rumore, si son messi a sparare a salve. Una, due, tre volte. Alla fine, si sono puntati la pistola alla tempia e hanno scaricato il caricatore.
Ecco allora, messianico, catartico, palingenetico, l’arrivo del governo tecnico ex machina Napolitani. Che prima dichiara di voler solo lavorare e di non voler rilasciare dichiarazioni, e poi sornione s’accomoda nei soliti salotti, si sparapanza sulle ben note poltrone e comincia a dichiarare, ad esporre, ad asserire, a “spander di parole alto profluvio”. Ma il fatto che a parlare sia un Professore, e che dunque parli ex cathedra, crea in chi lo ascolta una strana sensazione di subalternità. A prestare orecchio al dibattito pubblico italiano,
pare che lo stato di minorità dell’Italia sullo scenario politico-economico europeo si sia tradotto in uno stato di minore-età della nostra società: prima ci hanno bocciato, de-classato. Poi ci hanno detto di fare i compiti a casa, hanno minacciato di sospenderci e infine ci hanno mandato dal Professore di recupero. Alla recessione economica si è accompagnata, dunque, la regressione civile della società italiana.
È possibile che sia tutta colpa del governo tecnico, con la sua aurea professorale, i suoi occhiali spessi, la sua auctoritas paternalistica? Basta pensarci un attimo, e repentina qualche immagine riaffiora alla memoria.
Tremonti che illustra lo svolgersi della crisi come fosse un videogioco. Calderoli con giubbotto di pelle, lanciafiamme e posa alla Schwarzenegger. Bossi che spernacchia, La Russa che scalcia, La Russa che chiede i suggerimenti (“Luca Scienco, chi è questo?”).
E poi vabbè, l’infinito repertorio di corna, cucù, barzellette su Pierino e pisolini a scuola del bambino più discolo di tutti. Signori cari, ammettiamolo: bambini lo eravamo già. Forse quello del governo tecnico è in effetti un merito: ora sembra quasi ci trattino come ragazzi. Ragazzi un po’ svogliati, di quelli che a scuola vanno così così, di quelli che “Signora, se solo si impegnasse un pochino di più!”.
Forse è merito del governo tecnico se la bacchetta agitata da Berlino non sembra più quella della Signorina Rottenmeier,e se la notte non andiamo a dormire con la paura che lo Speculatore Nero ci attenda acquattato sotto il letto.